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Promessi Sposi. Il Romanzo

Il capolavoro manzoniano é giunto alla sua forma definitiva, dopo.....

Il capolavoro manzoniano é giunto alla sua forma definitiva, dopo numerosi ritocchi, tra il 1840 e il 1842. Il racconto si snoda in un'atmosfera serena anche quando gli avvenimenti riguardano fatti tragici come la carestia, la guerra e la peste.

I due protagonisti, Renzo e Lucia, nutrono la speranza dell'aiuto di Dio, e il lieto fine dimostra come questa aspettativa non poteva andare perduta. Qui viene rappresentata la vita ideale del Manzoni, una vita operosa e fattiva che si materializza nelle numerose descrizioni che lo scrittore fa degli interni delle case: quella di Lucia e Agnese, dove il lavoro ferve sempre, quella solitaria di Renzo, quella del benessere famigliare come nel caso della casa del sarto. La casa del Manzoni guarda alla chiesa, che diventa un luogo dove i personaggi nel corso del racconto trovano rifugio sia fisicamente che spiritualmente; una chiesa che rappresenta un punto di riferimento per i fedeli che vivono la religione nella concretezza della loro vita quotidiana. La parola di Dio viene portata da fra Cristoforo e Padre Felice alla povera gente che viene anche assistita nelle necessità morali e materiali.

Renzo é l'autentico protagonista dell'opera, caratterizzato da un autentico ottimismo e da una certa ingenuità che trova in Lucia la sua guida morale. Lucia é nel romanzo una creatura privilegiata, contornata da un alone di santità e capace di rappresentare contemporaneamente, il sentimento amoroso e quello religioso. Padre Cristoforo é il maestro e la guida, e proprio a lui viene affidato il testamento morale manzoniano attraverso le parole che rivolge a Renzo e Lucia nel lazzaretto. Don Abbondio é un rinunciatario, e su questo personaggio che ha fatto del quieto vivere uno stile di vita, si abbatte la condanna bonaria del Manzoni. Un'altra immagine negativa é quella di Gertrude, che si discosta dai personaggi inventati da Manzoni col il loro bagaglio di semplici esperienze, per porsi su un piano di personaggio storico. Nella storia della monaca di Monza infatti Manzoni ha voluto rappresentare il costume nella società nobiliare del seicento, della monacazione forzata. Gertrude é colpevole di non aver obbedito ad una legge interiore per mancanza di carattere e di fermezza. Il tema della volontà é centrale anche nel personaggio dell'Innominato che, da sempre in lotta con Dio, alla fine di un lungo percorso si converte. La sua conversione non é né filosofica né dovuta a un miracolo: Lucia nell'esprimere il suo voto, genera nell'animo dell'Innominato un sentimento di compassione che lo porta a condividere il dolore di Lucia e il dolore che lui ha seminato durante la sua vita, e da questo vertice di sofferenza nasce la redenzione del personaggio.

Nel romanzo sono presenti numerosi riferimenti storici: la sollevazione di Milano a causa della carestia l'11 novembre 1628, viene descritto il malgoverno spagolo in Italia e la calata dei Lanzichenecchi che diffonde una terribile pestilenza.

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