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Il Poema di Gilgamesh

L'epopea di Gilgamesh

Il Poema di Gilgamesh fu portato alla luce a seguito di scavi compiuti nel sito archeologico di Ninive città simbolo della potenza assira. Scavi successivi hanno dimostrato come la storia di Gilgamesh ebbe una larghissima diffusione nel vicino oriente e fu via via non solo tradotta ma rielaborata formando un ciclo epico. Per gli studiosi la stesura più completa e artisticamente valida é l'epopea classica scritta intorno al XII secolo a.C. e rinvenuta su dodici tavolette a Ninive.

Il poema viene solitamente diviso in due parti:

Prima Parte

Gilgamesh é il potente re di Uruk figlio di una dea, Ramat Ninsun, e di un padre mortale, re Lugalbanda. Egli opprime i propri sudditi costringendoli a combattere e a portare avanti delle imprese sovraumane.

Gli Déi ascoltano i lamenti e inviano il guerriero Enkidu, creato da un grumo di creta e potente come le forze della natura. Gilgamesh e Enkidu combattono con una grandissima violenza e dallo scontro nasce una grande amicizia tanto che Gilgamesh chiede alla madre di adottare come figlio il guerriero. Ma la dea rifiuta e Gilgamesh, per consolare Endiku, gli prospetta meravigliose avventure da compiere insieme.

La prima é il viaggio verso la foresta dei Cedri per dare la caccia al mostro Kubaba che viene scovato e abbattuto. La seconda riguarda il rifiuto da parte di Gilgamesh di sposare la dea Ishtar; questa si rivolge al padre, capo di tutti gli dei, per vendicare l'umiliazione subita. Il dio invia un terribile Toro celeste che, nonostante con la sua furia riesca ad uccidere molte persone, viene abbattuto da Gilgamesh e Enkidu. Tale arroganza non può rimanere impunita: gli Dei condannano a morte Enkidu. Questi colpito da forti febbri, nel giro di pochi giorni muore e Gilgamesh non trova pace e intraprende la terza avventura da solo.

Seconda Parte

Utanapishtim é un uomo sopravvissuto al diluvio al quale gli dèi hanno donato la vita eterna. Gilgamesh si mette in viaggio per incontrarlo perché vuole conoscere il segreto dell'immortalità. Dopo aver affrontato molti pericoli finalmente l'eroe incontra Utanapishtim che gli descrive l'immane alluvione e gli ricorda che gli Dei hanno concesso solo a lui e alla moglie, l'immortalità mentre tutti gli altri uomini sono destinati a morire. Ma Gilgamesh non si rassegna a questo destino e Utanapishtim gli concede una possibilità: conoscerà il segreto dell'immortalità se riuscirà a rimanere sveglio per sei giorni e sette notti di seguito. Ma Gilgamesh fallisce e Utanapishtim lo congeda dicendogli di tornare a Uruk a regnare. La moglie di Utanapishtim si impietosisce e svela al re di Uruk il segreto della pianta dell'irrequietezza, che si trova in fondo al mare, e ha il potere di ridare la giovinezza. Gilgamesh si tuffa, prende la pianta e la vuol portare ai vecchi di Uruk. Ma un serpente divora la pianta e lascia Gilgamesh desolato e affranto per non essere riuscito ad ottenere nulla malgrado le fatiche sostenute.

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