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Le riforme di Cesare

Cesare promuove importanti riforme, ma si aliena la simpatia dei pompeiani contrari alle riforme. Il 15 marzo del 44 a.C. viene ucciso.

Ritornato a Roma vincitore, Cesare si mostra moderato e clemente nei confronti degli avversari. Inoltre egli é fermamente convinto che il vasto impero conquistato, abbia bisogno di un forte governo unitario che rappresenti tutte le classi: ricchi, poveri, romani, provinciali. Con questi presupposti egli fa trasformare la dittatura decennale conferitagli dal senato nel 47 a.C., in dittatura vitalizia con il titolo di “ Imperator ”. In questi anni si impegna in una vasta attività riformatrice riguardante i più diversi aspetti della vita dello Stato:

  • Incoraggia lo sviluppo delle attività agricole e commerciali.
  • Porta avanti il programma dei Gracchi, distribuendo terre ai soldati e ai cittadini poveri. Protegge la piccola proprietà rispetto al latifondo. Promuove la costruzione di grandiose opere pubbliche per dare lavoro alla grande massa di disoccupati.
  • Promuove un processo di romanizzazione delle province, inviando 80.000 cittadini nelle colonie d'oltremare.
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  • Aumenta il numero di senatori da 600 a 900.
  • Promuove l'adattamento del calendario civile all'anno solare aggiungendo 10 giorni.

Ma il partito senatorio é contrario alle riforme di Cesare e vorrebbe ripristinare il vecchio sistema politico. Alcuni pompeiani, tra i quali Marco Giunio Bruto figliastro di Cesare, malgrado avessero ricevuto molti privilegi, ordiscono una congiura. Cesare viene avvisato del pericolo, ma incurante, il 15 marzo del 44 a.C., si reca in senato e viene trafitto da ventitré coltellate e cade ai piedi della statua di Pompeo.

Alla notizia della morte di Cesare, lo scontro tra le diverse fazioni sembra riprendere più aspro che mai ma ecco che Marco Antonio, generale di Cesare in Gallia e suo strettissimo collaboratore, s'impossessa dei beni di Cesare e fa elargizioni a soldati e cittadini. Legge poi pubblicamente nel foro il testamento di Cesare: il Dittatore metteva a disposizione del popolo grosse somme di denaro e lo svolgimento dei giochi. Dopo aver capito quanto Giulio Cesare fosse legato al suo popolo, i congiurati, anziché avere l'appoggio della gente, sono costretti a fuggire in Grecia. Lo scopo della congiura di ripristinare l'ordine precedente, era fallito.

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