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Pirro e la guerra tarantina

Pirro sbarca a Taranto e contende ai romani la giurisdizione sull'Italia meridionale.

In seguito alla sottomissione del Sannio, i territori di Roma confinano con quelli della Magna Grecia.

In particolare la città di Taranto é una colonia spartana e si sente minacciata dalla potenza romana tanto da chiedere l'intervento di Pirro re dell'Epiro.

Pirro, nel 280 a.C. sbarca a Taranto con 28000 uomini e venti elefanti. Questi animali sono del tutto sconosciuti ai romani e quindi Pirro può giocare sull'elemento sorpresa e ottiene due vittorie a Eraclea e a Ascoli Satriano rispettivamente nel 280 e 279 a.C.. Ma l'obbittivo di Pirro é la conquista della Sicilia, da dove avrebbe potuto sferrare un attacco a Cartagine. Per raggiungere il suo scopo sarebbe stato agevolato da una pace con Roma e così invia un diplomatico per avviare delle trattative. Roma é indecisa sul da farsi, molti non vedono di buon occhio una pace che li avrebbe privati dei guadagni derivanti dalla vicinanza con i porti della Magna Grecia. A questo punto però Cartagine é preoccupata per la situazione venutasi a creare e manda ad Ostia 120 navi al comando di Magone. Questi convince i senatori a respingere le proposte di Pirro. Il re dell'Epiro, malgrado il fallimento diplomatico parte per la Siciia dove viene proclamato dagli abitanti re dell'isola. Ma il sodalizio tra i siciliani e Pirro é destinato a fallire in seguito al suo rigido militarismo; approfittando delle rivolte del 276 a.C., i romani riescono ad avere la meglio e a riassoggettare le popolazioni meridionali. Pirro ritorna in patria e solo nel 272 a.C. i romani entrano a Taranto dopo un lungo assedio. In seguito tutta l'Italia meridionale cade sotto la giurisdizione romana.

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